Era un freddo e piovoso giorno di fine ottobre. Era un mattino gelido e starsene all'aperto nello spazio che divideva i due edifici del tribunale non aiutava. Due tipi, che erano stati ragazzi insieme, e insieme erano diventati un uomo e una donna e che erano ancora fino a quel momento marito e moglie, stavano appoggiati al muretto sotto la tettoia in plexiglass del vialetto che conduceva all'edificio dove si celebrava il rito del divorzio. Attendevano l'avvocato che li aveva lasciati lì pochi minuti prima dicendo che sarebbe tornato più tardi e che l'udienza era stata spostata di un'ora per dei problemi in tribunale. Fabrizio fumava nervosamente. Lavinia compiva gesti pressocchè inconsapevoli altrettanto nervosamente; tirava su e giù la lampo del maglione, girava le dita attorno al perimetro dei bottoni del cappotto, si mordeva le labbra. Ad un tratto la donna interruppe il silenzio:
"Saranno passati tre mesi dall'ultima volta che ci siamo sentiti."
"No ti sbagli, è molto meno"
"Non credo"
Fabrizio tirò un'ultima boccata di fumo, gettò via la sigaretta e disse:
"Ci siamo sentiti ieri sera"
"Vabbè... che c'entra... Ieri dovevamo metterci d'accordo per vederci questa mattina"
"Va bene. Allora saranno tre mesi."
Lavinia aveva provato a dar vita a una conversazione con la prima frase che le veniva alla mente. Aveva provato a rompere quel silenzio che sapeva di disfatta e disfacimento; quel silenzio che sapeva di moglie e marito. Era un silenzio prolungato nel tempo, non era un silenzio di quel momento. Era un silenzio lungo anni. Il silenzio del grande amore che finisce. Che finisce con il silenzio. Che finisce nel silenzio.
Lavinia nei tre anni di separazione aveva sempre e comunque sperato che il rapporto potesse essere ripreso; che Fabrizio avrebbe potuto tornare sui suoi passi. Ed era il pensiero che si era trascinata dietro dagli ultimi anni del loro rapporto, quando, contro ogni evidenza, aveva immaginato che ci potesse ancora essere un futuro insieme.
"Come fai ad essere così freddo?"
"Così freddo?"
"Si, sembra che quello che stiamo per fare non conti niente"
"Sai bene che non è così. Ma è quel che dobbiamo fare."
"Fabrizio... io non so..."
"Hey aspetta. Mi sembra che ne abbiamo già parlato ed eri d'accordo, o no?"
"Si, certo. Hai ragione"
"Ci stai ripensando?"
"no... no..."
Lavinia aprì la borsa e tirò fuori una busta e la porse a Fabrizio.
"Che cosa è?", fece lui con un tono infastidito.
"Foto"
"Foto?"
"Ieri stavo sistemando un po' di cose e sono uscite fuori queste tue foto. Ho pensato di restituirtele. L'alternativa era strapparle e gettarle via. Ritengo sia meglio che le tenga tu."
Fabrizio fece per aprire la busta, ma Lavinia gli disse che era meglio di no, era meglio che non le vedessero insieme.
"Va bene, come vuoi", fece lui.
"Una cosa vorrei sapere?"
"Cosa?"
"Quando è finito il nostro amore?"
"Non lo so davvero..."
"Sai che non troverai un'altra come me? Pensi che quella con cui stai adesso sia meglio di me?"
"Oddio Lavinia, ti prego... Tra l'altro io attualmente non sto con nessuna e sono felice così. Tu piuttosto so che hai avuto più di una storia in questi tre anni."
"E che mi dici della tua amica... Giuliana..."
"Oh, cavolo... ma che ti salta in mente? Con Giuliana ci conosciamo da una vita lo sai benissimo che non c'è mai stato niente, se doveva esserci qualcosa sarebbe successo da tempo... Sai una cosa? Non ricordavo che eri così gelosa quando stavamo insieme. Tra l'altro mai una volta hai fatto riferimento a Giuliana."
"E' vero. Ma io tenevo tutto dentro. Lo sai come sono fatta. E se proprio lo vuoi sapere non mi è mai andata giù la tua amicizia con Giuliana."
"Davvero? Non lo avevo mai notato, a dire il vero"
"Eppure ti assicuro che è così. Ti ricordi la festa del tuo trentesimo compleanno? L'ultimo che abbiamo festeggiato insieme? Ti ricordi? Be' come ti chiamava ti ricordi? No? Io si... Il mio Fabrizio... Questo è il regalo per il mio Fabrizio... Posso ballare con il mio Fabrizio... "
La discussione fra i due fu interrotta dall'arrivo dell'avvocato che sbucò alle loro spalle.
"Pronti?".
L'udienza durò pochi minuti. D'altronde la causa di divorzio era piuttosto semplice. I coniugi erano d'accordo su tutto e non c'erano patrimoni da dividere e, soprattutto, nessun figlio.
Uscirono dal Tribunale che pioveva a dirotto. Erano riparati entrambi sotto l'ombrello di lui.
"Ok è fatta", fece lei.
"Si.", rispose secco lui.
"Pensi che avremo occasione di rivederci in futuro? Ci sarà un qualche evento che ci riaccomunerà?"
"Se penso alla vita che verrà penso che ora voglio cercare di costruire il futuro. Il mio futuro. Devo ripartire a progettare. Se mi permetti, ricominciare a sognare."
"E' per questo che mi hai lasciato. Non riuscivi a sognare più con me. Mi hai cancellato dalla tua vita e dai tuoi sogni. Sai, ci ho messo molto tempo a rendermene conto, ma sei davvero cambiato. Non ti riconosco davvero più. Ed è anche per questo che ti ho restituito la busta. Là dentro ci sei tu come eri."
Si salutarono e ognuno andò per la propria strada. Lavinia aveva una macchina col motore acceso che l'attendeva. Mentre si avviava verso la fermata della metropolitana, Fabrizio notò che alla guida c'era un uomo che non conosceva.
L'amore inizia con l'innamoramento. Non ci si conosce, ci si conosce poco. Ci si scopre a poco a poco. In un gioco misterioso e affascinante. Poi il ciclo di vita dell'amore tocca un apice in cui tutto è bello, tutto è condiviso, sembra quasi di pensare all'unisono. E poi gli eventi, le abitudini, la noiosa e monotona vita di tutti i giorni porta le persone a vivere da perfetti sconosciuti, imbrigliati in meccanismi automatici. Tutto diventa grigio. Ed un giorno ti svegli e scopri che hai passato la notte con una sconosciuta. E ti chiedi quante notti sono che dormi con una sconosciuta. E quante notti ancora dovranno venire. Ti chiedi se il tuo posto non sia altrove. Fino a quando fai le valigie e te ne vai a riprogrammare il tuo futuro.
Fabrizio in metro aprì la busta con le foto. Scoprì in mezzo a molte foto un foglio. Era scritto con la sua grafia. Ma non ricordava di aver mai scritto ciò che leggeva.
A Lavinia
Sei come una sorgente
D’acqua limpida, chiara e trasparente
Sei il mio corpo e la mia mente
Sei la luna in una notte d’inverno
Il brillare della luce nel buio opaco
Il suono individuabile nel brusio confuso
Sei il fuoco prima che bruci
La fresca brezza del crepuscolo
Sole nell’azzurro terso
Sei la stella nel cielo
Che realizza il mio desiderio
Guida sicura nel mio cammino
Sei fresca goccia di rugiada
Come sul prato verde al mattino
Brivido lento sulla schiena
Sei come un torrente
D’acqua limpida, chiara e trasparente
Sono dissetato e felice e perso
Nel vortice della tua corrente